Fiorentina Juventus 1-1: continua la pareggite per Spalletti
Vorrei ma non posso. L’1-1 di Fiorentina-Juventus, deciso dalle reti di Kostic e Mandragora con due grandi conclusioni da fuori (quelle che Spalletti aveva definito alla vigilia “fucilate nella notte”), è l’inno all’impotenza. Dei viola di vincere finalmente la prima partita stagionale in Serie A e di disincagliarsi dall’ultimo posto in classifica. E della squadra di Spalletti di dare una svolta all’apatia di questo inizio di stagione. Invece, la squadra di Vanoli continua a osservare tutti dal fondo mentre i bianconeri tornano da Firenze con il terzo pareggio consecutivo, ripiombando in quella pareggite che era già costata cara a Motta e Tudor, e falliscono il salto verso le zone nobili della classifica: domani il quarto posto potrebbe essere lontano 5 punti.
ALLA RICERCA DELLA CONTINUITA’ – Rispetto alla prima sulla panchina viola, Vanoli effettua tre cambi, preferendo Fagioli a Nicolussi Caviglia e Parisi all’acciaccato Fortini, ma soprattutto affiancando a Piccoli (reduce da un gol e un assist negli ultimi 180’) il rientrante Kean. Spalletti rilancia il ristabilito Kelly in difesa a discapito di Gatti e preferisce Kostic a Conceiçao, con l’obiettivo di riproporre per quanto possibile l’undici che aveva funzionato meglio nelle sue tre partite sulla panchina juventina: quello di Cremona, in cui Cambiaso si era trovato più a suo agio a destra a Vlahovic aveva beneficiato della vicinanza di due uomini a supporto (allora McKennie e Openda, stavolta l’americano e Yildiz). Curiosamente, sia il serbo che il turco sono alla prima da titolari al Franchi.
IL GIOCO DEI NOVE – Quella del 9 bianconero è una partita nella partita e il primo tempo ruota quasi tutto intorno a lui: i tifosi della Fiorentina lo bersagliano con cori di discriminazione razziale (che costringono l’arbitro Doveri a interrompere due volte la gara minacciando la sospensione definitiva), lui risponde con una partita di grinta e tecnica. Al 14’ salta con una magia di tacco sulla linea di fondo Pablo Marì e va giù, convincendo il direttore di gara a fischiare il rigore, poi revocato post on field review per una trattenuta iniziale di Vlahovic sull’argentino. Al 35’ evade di nuovo la marcatura a uomo a metà campo e parte in solitaria contro De Gea, ma sbaglia l’ultimo controllo e, nonostante riesca a saltare il portiere viola, si defila e, complice un provvidenziale rientro di Pongracic, calcia sull’esterno della rete. L’altro 9, l’ex Moise Kean, però, non è da meno, quando, al 25’, si fa 30 metri palla al piede e, poi scarica una grandissima conclusione verso la porta di Di Gregorio, fermata solo dall’incrocio dei pali. Al di là dei colpi dei due centravanti, è comunque una partita bloccata: la squadra di Spalletti fatica a costruire azioni manovrate nonostante il movimento vorticoso di Yildiz, Cambiaso e McKennie attorno a Vlahovic, quella di Vanoli è molto lenta a ripartire e il pubblico spesso si spazientisca. Così, quando lo 0-0 all’intervallo sembra scritto, ecco l’episodio, quella “fucilata nella notte” che il tecnico di Certaldo aveva evocato alla vigilia: allo scadere del quinto dei sei minuti di recupero, Kostic controlla un pallone ai venti metri e batte con un diagonale precisissimo De Gea.
LE FUCILATE NELLA NOTTE – Nelle previsioni dell’allenatore juventino, però, non c’era certo che il colpo lo trovassero anche gli avversari. E invece la Fiorentina ci mette appena 3’ dal rientro in campo (con Fortini al posto di Dodò): Thuram controlla male di testa un pallone a metà campo e serve Kean, che appoggia per la conclusione di Mandragora da 25 metri, che si incastona nell’incrocio alle spalle di un immobile Di Gregorio. Questa è la vera “fucilata nella note”, perché desta gli spettatori dal torpore e stappa la gara, che a questo punto vivi di folate. Di carattere quelle dei viola, trascinati dal pubblico, dalle corse di Fortini a destra (a tratti incontenibile, anche quando si sposta a sinistra per l’ingresso del baby Kuadio) e da un indiavolato Vanoli, che producono angoli in serie e mischie nell’area bianconera e una bella respinta in corner di Di Gregorio su diagonale di Kean. Di classe quelle juventine, come al 57’ quando Yildiz salta in bello stile Marì, si fa 40 metri palla al piede, ma calcia debolmente dal limite tra le braccia di De Gea. I primi cambi (Gudmundsson e Ndour per Piccoli e Sohm nella Fiorentina, Miretti e Cabal per Thuram e Kostic nella Juve) non cambiano la sostanza della partita: la squadra di Spalletti è abile a manovrare fino alla trequarti ma sostanzialmente non conclude mai (Vlahovic sparisce col passare dei minuti, Miretti spreca al 75’ una bella invenzione di Koopmeiners), quella di Vanoli velenosa ogni volta in cui si affaccia dalle parti dell’area avversaria. La mossa Conceiçao (per Cambiaso) regala a Spalletti un quarto d’ora di assalto finale, ma nell’unica circostanza in cui, complice una deviazione fortuita, il pallone finisce sulla testa di McKennie a pochi passi dalla linea, De Gea è attento ad alzare sopra la traversa. E II fatto che Jonathan David e Lois Openda entrino in campo solo all’87’, dopo le difficoltà della gestione Tudor, non può non essere un segnale da analizzare con attenzione per una squadra che in estate ha speso 70 milioni per rinforzare l’attacco ma non segna un gol su azione con uno dei suoi centravanti dalla prima giornata.
